#bellezzaefelicità

Per me la Politica è sempre una grande passione, uno strumento nobile per costruire il bene comune. PER UNA POLITICA DELL'ATTENZIONE, DELLA COSTRUZIONE. DELL'ONESTA', DEL SERVIZIO.

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Sunto dell' intervento in Consiglio Regionale nella seduta del 5 Febbraio 2016.
prima della votazione di un emendamento proposto relativo al polo universitario jonico
 

..Esorto me stesso e voi a rinnovare un patto per essere costruttori di bellezza e di felicità…. La costruzione di bellezza e di felicità è il desiderio di fornite risposte in maniera appassionata e competente ai bisogni delle persone di questa regione.    Perché ciò si realizzi occorre che ciascuno tra noi,  Maggioranza e opposizione, sia messo in condizione di poter essere costruttore e testimone di felicità….   Perché questo Sia vero, perché ciò accada, è richiesta lealtà, nessuno si senta più furbo di altri, e la fedeltà ad un progetto, il rispetto per le persone, la buona educazione, non vengano scambiati per ingenuità.      Nessuno si  senta autorizzato a giocare a scacchi immaginando che le persone siano pedine….il nostro  patto di fedeltà non e' ai contenitori, o peggio ancora ai personalismi,  ma ai progetti, alle prospettive e agli obbiettivi da realizzare…. La mia fedeltà è alla gente della puglia e alla mia comunità di provenienza in particolare che è luogo che soffre.  Solo con loro il vincolo di fedeltà è reale ed eterno ..
qui il video dell'intervento (grazie alla testata www.oltreilfatto.it )

 

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qui trovate il regolamento

e qui scaricate la scheda di partecipazione 

 

REGOLAMENTO concorso FOTOGRAFICO

L’Associazione “ LE CITTA’ CHE VOGLIAMO “ nell’ambito delle manifestazioni

programmate per l’anno 2016 organizza il Primo CONCORSO FOTOGRAFICO a tema  denominato:

“ I RITI E LE TRADIZIONI DELLA PASQUA A TARANTO “

Il  Concorso è aperto a tutti i foto amatori senza alcuna limitazione di età.
La partecipazione al Concorso è subordinata al consenso per il trattamento dei dati personali. Con l’adesione al Concorso l’autore dichiara sotto la sua responsabilità che possiede i relativi diritti delle immagini inviate.
La giuria si  riserva di non esporre le immagini che ritiene non in linea con lo spirito del Concorso.
 

Ogni Autore può partecipare con un massimo di quattro immagini BN o Colore.

Le stampe dovranno avere il lato maggiore compreso tra 20 e 30 cm. e, possibilmente, montate su supporto, atto all’esposizione, di dimensioni 30 x 40 cm. Unitamente alle immagini è obbligatorio inviare la scheda di partecipazione debitamente firmata che si potrà ritirare presso la sede dell’Associazione o scaricarla dal sito www.gianniliviano.it
Sul retro di ogni stampa occorre riportare i seguenti dati: Nome e Cognome   dell’autore e titolo dell’opera .
E’ ammesso il ritocco fotografico, tuttavia la giuria guarderà con particolare favore le opere non trattate con tale pratica.

Le immagini, insieme alla documentazione, dovranno pervenire alla segreteria del concorso entro il 13 Aprile al seguente indirizzo: LE  CITTA’ CHE VOGLIAMO via Fiume 12.

Il costo della partecipazione al Concorso è di 5,00 € ad autore.

La giuria sarà composta da Michele Traja BFI,  Giulio De  Mitri,   Massimiliano Catucci,
segretario Sabatino Petrocelli tel. 3495273174 a cui ci si potrà rivolgere per ulteriori informazioni e per concordare consegna dei lavori.                              

Verranno premiate le prime tre opere con premi messi a disposizione da enti e sponsor  nel corso della serata di premiazione che si terrà il 26 Aprile 2016  alle ore 18,30 nella sede dell’Associazione in via Fiume 12.

REGOLAMENTO SCARICABILE ANCHE QUI

 

Accorpamento Soprintendenza, Liviano
mobilita i consiglieri regionali tarantini
……………..
Il ministro Franceschini ha firmato il provvedimento che ridisegna a livello territoriale il Ministero per i Beni culturali per rafforzare i presìdi di tutela e semplificare il rapporto tra cittadini e amministrazione. Una rivoluzione che, di fatto, penalizza Taranto che vede la soprintendenza archeologica accorpata a Lecce.  “Ma questo non vuol dire che dobbiamo restare inermi. Anzi, più che mai, è opportuno che la città faccia sentire forte la sua voce per cui è giunto il momento che tutte le sue componenti facciano quadrato”
Gianni Liviano, consigliere regionale e comunale di Taranto, non ci sta e a distanza di pochi giorni ribadisce l’invito ai consiglieri regionali tarantini (Michele Mazzarano, Donato Pentassuglia, Cosimo Borraccino, Giuseppe Turco, Renato Perrini, Francesca Franzoso, Luigi Morgante e Gaetano Galante) a “intraprendere un’azione comune nei confronti del ministro Franceschini chiedendo di essere ricevuti nel giro di pochissimo tempo. Magari – aggiunge Liviano – coinvolgendo anche il sindaco di Taranto, Stefàno”.
La nuova articolazione territoriale, realizza una distribuzione dei 41 presidi che è stata definita tenendo conto del numero di abitanti, della consistenza del patrimonio culturale e della dimensione dei territori. “Tutti requisiti – fa presente Liviano – che la città di Taranto possiede per cui ritengo che la nostra città non possa essere privata della sede della soprintendenza archeologica perché Taranto è l’archeologia, perché la grandezza storica di questa bimillenaria città é riconosciuta a livello internazionale”.
Ma ciò che lascia perplesso il consigliere regionale é che “il ministro (Franceschini, ndr) che oggi sentenzia l’accorpamento di Taranto a Lecce é lo stesso che non più di cinque mesi fa ha inserito il MarTa tra i musei di interesse nazionale, riconoscendone valenza e importanza”.
Ma digerire questo ennesimo schiaffo inferto alla comunità ionica non è facile perché – sottolinea ancora Gianni Liviano – appare difficile comprendere come mai, mentre il Governo investe sulla città di Taranto con un apposito Contratto istituzionale di sviluppo, allo scopo di garantire alla città speranza di futuro e possibilità di diversificazione economica soprattutto per quanto riguarda la città vecchia, proprio la soprintendenza, che dovrebbe essere il luogo simbolo di una rigenerazione culturale, urbanistica, sociale ed economica, a Taranto venga chiusa. Questa chiusura – conclude il consigliere regionale – appare in verità al contempo uno schiaffo alla storia e una negazione di futuro. Per questo è opportuno, e spero che i miei colleghi consiglieri regionali raccolgano il mio invito, che tutti insieme facciamo sentire la nostra voce e quella dell’intera comunità che ci ha scelto e votato proprio perché vengano sostenute e difese le sue istanze".

PARTECIeCAMBIAPartecipazione è cambiamento. È questo il nome del nuovo movimento politico, la cui presentazione alla città avverrà venerdì 22 gennaio, alle ore 18, nel salone della Provincia. L' obiettivo è quello di colmare il vuoto lasciato da chi, da una parte, tende ad interpretare l’impegno politico come un semplice accumulo di poltrone e di potere, e da chi, dall’altra, si affida alla politica urlata e populista.
Un movimento che tra le sue fila vede, tra le altre, la presenza del consigliere regionale e comunale, Gianni Liviano, del consigliere provinciale e comunale Dante Capriulo, del consigliere comunale di Taranto Paolo Ciocia, degli ex sindaci di San Giorgio Jonico, Stefano Fabbiano e di Palagiano Rocco Ressa, gli ex consiglieri comunali Giuseppe Barbaro e Pino Moro,l’ex assessore provinciale Luca Conserva e comunale Bruno Pastore e l'on. Vittorio Angelici. Aderiscono inoltre operatori Socisli, economici e culturali, tra cui Giovanni Guarino.
Partecipazione è cambiamento perché Il futuro della provincia di Taranto, e delle comunità che ne fanno parte, dipende dalla capacità di sviluppare processi decisionali e partecipativi capaci di interpretare i bisogni autentici del territorio, della sua popolazione e delle future generazioni.
“La consapevolezza dei problemi esistenti – si legge in una nota del direttivo – non basta se non si acquisisce il coraggio di rompere i muri dell’individualismo e della rassegnazione per ricercare soluzioni innovative capaci di imprimere una svolta alla crescita di una comunità, sino ad oggi, condannata a una marginalità crescente nelle dinamiche dello sviluppo regionale, nazionale e europeo. Ciascuno oggi – conclude la nota – deve ritenersi convocato, in ogni contesto, a spendere, con generosità e intelligenza, i proprio talenti per costruire autentiche relazioni di fraternità senza pregiudizi ideologici, religiosi, razziali e culturali”.
L’appuntamento, quindi, è per venerdì 22 gennaio alle ore 18 nel Salone della Provincia, quando saranno illustrate finalità e contenuti del progetto e aperta l'adesione a quanti, persone fisiche ed associazioni, lo vorranno

    Alcuni interventi della serata
    GIANNI LIVANO
    

    GIOVANNI GUARINO

    

saluto di SABINO ZINNI e MARIO PENDINELLI
Capogruppo e Consigliere nel Grupppo "Emiliano Sindaco di Puglia" in Regione Puglia

“Taranto non può essere privata della sede della soprintendenza archeologica perché Taranto è l’archeologia. Per cui ritengo che la decisione assunta dal Mibact debba essere rivista al più presto perchè non si può cancellare con un semplice tratto di matita oltre un secolo di presenza sul territorio di un'istituzione importante qual è, appunto, la Soprintendenza archeologica".
Attacca a testa bassa Gianni Liviano. All'indomani della notizia che ha cominciato a circolare in città tra le associazioni culturali locali e, soprattutto, nelle stanze della Soprintendenza archeologica, il consigliere regionale eletto nella lista Emiliano sindaco di Puglia, non ha perso tempo perché la questione è urgente “e va affrontata con tempestività. Perdere tempo significherebbe fare il gioco di chi ha tutto l’interesse di acquisire la sede principale della Soprintendenza”.
Ma per poter sperare di incidere positivamente, nella speranza di far cambiare idea al Mibact, fautore dell’accorpamento di Taranto a Lecce, é necessario “fare fronte comune”.  Di qui l’invito del consigliere regionale Liviano “ai consiglieri regionali tarantini” ma, anche e soprattutto, “al sindaco di Taranto Stefàno. Tutti insieme – aggiunge Liviano – facciamo squadra e andiamo a Roma in modo da incontrare il ministro Dario Franceschini e discutere con lui della questione chiedendogli un dietro front sul provvedimento che, se confermato, penalizzerebbe una volta di più il territorio ionico che ha già dovuto subire la perdita del corso di laurea in Beni culturali. Cosa di cui non abbiamo bisogno tanto più che, è notizia di questi giorni, il MarTa è risultato essere il quarto museo d’Italia nel gradimento dei turisti e dei visitatori”.
Al ministro Franceschini, nel frattempo, Liviano ha già inoltrato una lettera per dimostrare il disappunto per l’infelice decisione.
"Non oso entrare nel merito della riforma del Mibact, non ne avrei né il ruolo né la competenza. In particolare – scrive Liviano nella lettera al ministro Franceschini – non sono in grado di apprezzare o dissentire sull'unificazione delle soprintendenze. Mi permetto però di manifestarle una forte difficoltà a comprendere le ragioni per cui sia prevista la chiusura della soprintendenza di Taranto. Credo sia appena il caso di ricordarle il grande disagio e la sofferenza che la città sta vivendo, questa perenne dicotomia tra aspettativa di lavoro (in verità spesso tradita) e tutela dell'ambiente (in verità solo ambita) che a Taranto non sono compatibili rendendo la comunità di fatto divisa sulle priorità da tutelare
Appare difficile, signor ministro, – aggiunge Liviano – comprendere come mai, mentre il Governo investe sulla città di Taranto con un apposito Contratto istituzionale di sviluppo, allo scopo di garantire alla città speranza di futuro e possibilità di diversificazione economica, proprio la soprintendenza, che dovrebbe essere il luogo simbolo di una rigenerazione culturale, urbanistica, sociale ed economica, a Taranto venga chiusa. Questa chiusura – conclude il consigliere regionale – appare in verità al contempo uno schiaffo alla storia e una negazione di futuro. La prego pertanto, signor ministro di poter rivedere la sua scelta".

Solidarietà al giornalista Luigi Abbate  “al centro di un episodio di discriminazione” che gli ha impedito di partecipare alla conferenza stampa convocata sabato mattina dal Pd per illustrare la legge di stabilità e gli interventi previsti per Taranto. Ad esprimerla nei confronti del giornalista tarantino é il consigliere regionale Gianni Liviano.
“Impedire ad un giornalista di partecipare ad una conferenza stampa soltanto perché poco gradito a chi a quella conferenza ha partecipato é il segnale di come il rapporto tra politica, informazione e città si sia  lacerato e il condivisibile richiamo all'unità della città, che da quella conferenza stampa e' emerso, non puo non passare dal rispetto delle persone e della libertà. Siamo di fronte – aggiunge Liviano – ad un esasperato individualismo nel centrosinistra locale, ma anche nazionale, che sta, di fatto, negando la coralità della politica. Al  Pd ionico, in particolare ad alcuni suoi esponenti non nuovi a simili situazioni, l’invito a recuperare quella coralità nei rapporti  con l’informazione e il rispetto per chi la pensa in maniera diversa. Ad Abbate  va la mia solidarietà”.

Confondere i cavilli con le regole e' questione di non poco conto. Così Gianni Liviano a
commento delle recenti affermazioni di Michele Mazzarano sul nuovo ospedale di Taranto.
A nessuno sfugge la necessità di una nuova struttura ospedaliera a Taranto, e anzi tutti noi
siamo ben felici che questa struttura possa essere costruita nei tempi più brevi possibili. Ma
proprio perché ci teniamo e facciamo il tifo per questa struttura, desideriamo che tutte le
regole siano rispettate al meglio. Il nuovo ospedale San Cataldo costerà alla collettività 207
milioni di euro e, pur nutrendo non pochi dubbi sul fatto che queste risorse possano essere
sufficienti, quest' importo, vista la sua entita', appare in ogni caso meritevole di una grande
attenzione per la sua corretta gestione. Non ci meraviglieremmo se la Magistratura o il dott.
Cantore potessero porre attenzione alla gestione di queste risorse e quindi è assolutamente
necessario che le procedure seguite rispettino tutte le regole e che i soldi siano gestiti nella
maniera più opportuna possibile. Da parte nostra faremo di tutti perché il San Cataldo
raggiunga il traguardo sperato, e nel contempo saremo però vigili perché le regole siano
tutte rispettate.

oggi c’è vento, chiudiamo le finestre – resoconto

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Diminuiscono le emissioni di Pm10 ma sono più tossiche
Liviano: “Basta con le polemiche e facciamo fronte comune”

“Non tutti i Pm10 sono uguali” per cui si rende necessario, “e l’Asl di Taranto si sta attrezzando per farlo”, approntare “uno studio sulla tossicità del particolato”. Roberto Giua, dirigente Arpa di Taranto, non si nasconde dietro un dito perché se è  vero che in riva allo Jonio le emissioni di Pm10 sono diminuite è altrettanto vero che sono più tossiche di quelle che si registrano in altre città italiane.
Insomma, che la situazione ambientale a Taranto fosse da allarme… rossissimo lo si sapeva ma a certificare ancora di più la sua drammaticità è stato il dibattito organizzato dall’associazione “Le città che vogliamo” (il tema era “Oggi c’è vento, chiudete le finestre”) che lunedì sera ha messo insieme istituzioni (Regione Puglia rappresentata dai tecnici dell’assessorato all’Ecologia, Paolo Garofoli e Francesco Corvace), vertici della Asl (il direttore generale Stefano Rossi e i dottori Michele Conversano, Sante Minerba e Antonella Minchuzzi) e di Arpa (Roberto Giua e Maria Spartera), e associazionismo (Alessandro Marescotti e Fulvia Gravame per PeaceLink; Leo Corvace di Legambiente; Cataldo Ranieri del comitato Lavoratori e cittadini liberi e pensanti).
“Non facciamo il tifo né per una tesi né per un’altra”, ha subito messo in chiaro il consigliere regionale Gianni Liviano, che ha fatto da padrone di casa. “Vogliamo, però, – ha aggiunto – vederci chiaro perché il tema è importante e tocca e scuote le coscienze di tutti noi. Vogliamo capire se la notizia delle finestre da chiudere in determinate fasce orarie della giornata è davvero allarmante o se, invece, si tratta di una lettura portata alle estreme conseguenze da chi non ha colto la realtà dei dati. Resta il fatto – ha poi concluso Liviano – che sicuramente è arrivato il momento di mettere da parte le polemiche e di unire gli sforzi per costruire un futuro diverso”.12388284_901639473255795_1374074139_n
Intanto la realtà è ancorata ai dati impietosi snocciolate da Alessandro Marescotti. Il presidente di PeaceLink ha denunciato come nella giornata di domenica 13 “fra le 7.30 e le 8 abbiamo registrato valori di Ipa  (idrocarburi policiclici aromatici, ndr) cancerogeni che hanno oscillato intorno ai 200 nanogrammi a metro cubo. Dopo le 8 – ha aggiunto – sono stati registrati picchi di 450 nanogrammi a metro cubo”. E questo, ha fatto ancora presente l’ambientalista, in una situazione in cui l’Ilva ha diminuito la produzione e mentre solo due cokerie su sei sono funzionanti. “In quel lasso di tempo – ha sottolineato con veemenza Marescotti – è come se i nostri bambini, e noi con loro, avessero fumato dieci sigarette. Lo studio Sentieri su Taranto certifica che i risultati sulla mortalità evidenziano un aumento dello 0,69% del rischio di mortalità totale per incrementi di 10 microgrammi/mi di Pm10, effetto superiore a quello riscontrato nelle principali analisi pubblicate in Europa  (0,33%), nel Nord America (0,29%) e nei precedenti studi italiani (Misa 0,31%)”. In buona sostanza, ha poi concluso Marescotti che ha anche attaccato il sindaco di Taranto per il suo immobilismo, ogni incremento di 10 microgrammi a metro cubo di polveri sottili “a Taranto provoca più del doppio dei morti che provoca in Europa, nel Nord America e nelle altre città italiane“.
Report, quello dello studio Sentieri, che ha preso le mosse “dalle ricerche portate avanti dalla Asl di Taranto che hanno confermato le criticità di evidente matrice industriale”, ha subito precisato il dott. Minerba dell’area epidemiologica, aggiungendo come la Asl non se ne sia stata con le mani in mano dal momento “che sin dal 1992, dallo studio dei dati epidemiologici, ci siamo accorti che qualcosa cominciava a non quadrare più”. Non solo, perché come ha fatto presente la dott.ssa Minchuzzi responsabile del Registro tumori, “stiamo continuando ad aggiornare i dati che sono presenti anche nel database dei tumori nazionali mentre è in fase di realizzazione il Registro endometriosi”.12367090_901638276589248_307323639_n
Insomma, alla Asl rivendicano che “l’attenzione è alta” ma che, come hanno ribadito sia Michele Conversano, responsabile del Dipartimento di prevenzione della Asl, che Roberto Giua di Arpa Puglia, la situazione ambientale a Taranto “dal 2010 ad oggi è migliorata. Nel 2015 a Taranto ci sono stati 12 superamenti (a fronte dei 35 annui consentiti) del limite di legge previsto per le polveri sottili che è di 50 nanogrammi per metro cubo di aria. Il valore, però, – hanno precisato sia Conversano che Giua – non cautela la salute”. Tanto è vero che l’Asl “ha considerato un limite più basso, 25 nanogrammi”, per il rione Tamburi, area particolarmente esposta a fumi e polveri. “È bastato – hanno aggiunto Giua e Conversano – che le chiavi dello stabilimento fossero affidate ai custodi giudiziari perché la presenza di inquinanti nell’aria diminuisce sensibilmente”. E tutto questo, ha poi concluso Conversano, semplicemente grazie all’applicazione da parte dei custodi giudiziari “del principio di precauzionale. Stiamo, comunque, approntando uno studio sulle cellule alveolari per capire cosa c’è di preciso nel benzo(a)pirene che si deposita mela nostro organismo”. In tutta questa vicenda, ha poi chiosato il direttore generale Rossi, la Asl “si sta comportando come il buon padre di famiglia” mentre la Regione Puglia, hanno detto Garofoli e Corvace, è pronta a recepire nel suo Piano della qualità dell’aria “i nuovi monitoraggi, in continua evoluzione, in modo da contemperare le misure cautelative con quelle obbligatorie”
E, se Corvace di Legambiente da un lato ha denunciato la “preoccupante situazione in cui operano gli operai all’interno della fabbrica (lo sforamento di 50 microgrammi per metro cubo nel 2014 è avvenuto 282 volte e nel quartiere Tamburi solo 7 volte e nel 2015 241 fino a settembre e 17 volte ai Tamburi)”, Ranieri dei Liberi e pensanti dall’altro ha ribadito che “il futuro di Taranto non può essere più l’acciaio” perché a dirlo, ha aggiunto, “è il mercato italiano. C’è bisogno di bonificare al più presto”. Già, le bonifiche. “Nel 2013 – ha poi concluso Ranieri – sono stati stanziati 8 milioni di euro per bonificare le scuole del rione Tamburi. Quei soldi, ci chiediamo dove siano finiti, non sono mai stati utilizzati. Intanto i nostri figli sono ancora costretti ad andare in ambienti non salubri per la loro salute”.

3 Dicembre – dalla "città vecchia" alla Taranto del 2015 
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Città-vecchia

 

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L'appuntamento si è tenuto giovedì 3 Dicembre alle 18,00 in Via Fiume, 12 Taranto ("Associazione Le Città Che Vogliamo")
si sono confrontati
il consigliere regionale Gianni Liviano, 
l’architetto e già assessore all’Urbanistica della giunta Vendola, Angela Barbanente, 
il prof. Dino Borri, ordinario di Tecnica e pianificazione paesaggistica dell’Università di Bari, 
il prof. Giorgio Rocco, ordinario di Storia dell’architettura dell’Università di Bari, 
ha introdotto per "Le Città Che Vogliamo" l'Ing. Fabio Cerino

di seguito resoconto

Liviano: “Un piano archeologico per il rilancio e lo sviluppo della città vecchia e del Borgo”

Identità, trasformazione, partecipazione. Sono queste le parole chiave dalle quali l’associazione “La citta che vogliamo” parte per accendere i riflettori sul luogo più simbolico della nostra città, la città vecchia, perché è un luogo più di altri "identitario", perché è il punto di partenza di qualsiasi percorso di trasformazione a partire dalla necessaria partecipazione di tutti nel costruire i percorsi per Taranto2025.
E “Dalla città vecchia alla Taranto del 2025” è stato l’accattivante tema della serata che giovedì sera ha visto, nella sede di via Fiume 12 dell’associazione, confrontarsi insieme al consigliere regionale Gianni Liviano, la prof.ssa Angela Barbanente, già assessore regionale all”Urbanistica della giunta Vendola, il prof. Dino Borri, ordinario di Tecnica e pianificazione paesaggistica all’Università di Bari, e il prof. Giorgio Rocco, ordinario di Storia dell’architettura all’Università di Bari.
Confronto a più voci che ha fatto seguito, diventandone la normale prosecuzione, a quello svoltosi a metà novembre quando, Gianni Liviano, Paolo Verri, direttore di Matera2019, e Gennaro Capasso,  braccio operativo del commissario per le bonifiche, Vera Corbelli, partendo da altre parole chiave provarono a tracciare i contorni entro i quali lavorare per la costruzione di una città, Taranto, da interconnettere con i processi evolutivi e socio-economici provinciali, regionali e nazionali. E gli ospiti di giovedì sera non sono stati da meno.
“L’obiettivo – ha esordito il consigliere regionale Gianni Liviano – vuole essere quello di mettere a rete persone e progetti e di farli dialogare in una dimensione antropologica e comunitaria. Il tavolo istituzionale per Taranto – ha aggiunto Liviano – è un passaggio importante ma dobbiamo immaginare che i protagonisti non siano soltanto i tecnici e gli addetti ai lavori ma anche i cittadini”, come, del resto, è avvenuto con Matera 2019 il cui progetto è risultato vincente proprio perché è partito dalla gente quale protagonista del cambiamento.

12242946_896819730404436_449437961_o“Alimentare il dibattito pubblico”, ha subito aggiunto Fabio Cerino dell’associazione “La città che vogliamo”, altro non è che “il presupposto essenziale per produrre percorsi partecipativi che siano propulsivi e che abbiano finalità di proposta. Dovere del cittadino, secondo noi, è quello di partecipare il dibattito pubblico creando così la condizione necessaria in virtù della quale le scelte istituzionali possano essere discusse preventivamente e successivamente orientate dai percorsi partecipativi”.

Per avviare questo percorso l’associazione è partita dal centro della questione, “che per noi è il più grande elemento simbolico della nostra comunità: la città vecchia. Per la sua storia, la sua durata, la sua resistenza, la sua bellezza, la sua unicità, i suoi chiaroscuri, la città vecchia costituisce l’elemento chiave della nuova narrazione della nostra comunità. E non può che costituire l’elemento chiave di qualsiasi percorso di trasformazione del nostro territorio: è – ha concluso Cerino – la cerniera culturale delle nostre identità, di ciascuno di noi, e qualsiasi percorso non potrà, come la storia ci ha insegnato, indicare direzioni senza partire da questo straordinario punto fermo”.

Ma a mettere in guardia sui rischi connessi a tale operazione è stata l’ex assessore regionale Angela Barbanente. “Ho la sensazione – ha sottolineato la prof.ssa Barbanente – che la visione di rilancio della città vecchia non sia in grado di trasformarsi in strategia; che l’idea della visione che punta sulla riqualificazione non sia consolidata”. Insomma,  l’impressione è che, in questa fase, “la città rischi, in ragione del Tavolo per Taranto, di trovarsi di fronte a interventi eterodiretti che interessano il cuore della città e, quindi, di mostrarsi fragile. Allora – ha aggiunto la prof.ssa Angela Barbanente – occorre capire in che modo il tavolo istituzionale, che ha come obiettivo il risanamento ambientale, possa alimentarsi di un processo di partecipazione che deve avere punti di forza nella continuità e nel radicamento in un contesto quale è la città vecchia”. Piuttosto, ormai i tempi sono maturi perché il piano Blandino, “che è un ottimo piano”, venga “attualizzato e reso strategico e operativo”. Il suggerimento che l’ex assessore regionale Barbanente ha consegnato in conclusione di intervento è stato “di fare in modo che la redazione del documento programmatico vada di pari passo con il piano di recupero del centro storico “.

12312401_896817610404648_2043291388_nPer Dino Borri, consulente dell’Ufficio tecnico del Comune di Taranto per la redazione del documento programmatico, è importante che i cittadini della città vecchia tornino “ad essere protagonisti. Le case – ha evidenziato Borri – non devono essere di proprietà del Comune che non ha le risorse economiche sufficienti per gli interventi di manutenzione e restauro. Per cui va al più presto privatizzato una parte del patrimonio immobiliare e cederlo ai gratuitamente, magari in comodato per 99 anni, e sostenerli, con strumenti finanziari adeguati, nei lavori di recupero abitativo. Taranto – ha aggiunto Borri – è un unicum dal punto di vista storico e ambientale ma da sola non ce la può fare perciò – ha poi concluso – la sfida, che si gioca anche al Tavolo per Taranto, va accettata”.

12334569_896817790404630_1625517729_oE fuori di dubbio, però, che vada recuperata “una sensazione di identità e di appartenenza che non si forma senza la consapevolezza della propria storia”, ha fatto presente il prof. Giorgio Rocco, ordinario di Storia dell’architettura all’Università di Bari. Ragion per cui, partendo da questo assunto, “questa identità va conosciuta” in modo da “mettere mano a un progetto urbano futuribile che arricchisca il già ricco patrimonio archeologico, di cui però ci sono poche evidenze, e fare della città una meta obbligata. Va sfruttata, a mio avviso, – ha aggiunto il prof. Giorgio Rocco – la straordinaria attenzione di cui gode oggi la città è l’occasione per il suo rilancio stando attenti a non realizzare interventi non omogenei che potrebbero stravolgere il patrimonio storico. Infine, – ha poi concluso Rocco – va capito il ruolo che deve svolgere l’Università. Se costruiamo un futuro universitario a Taranto, dobbiamo fare un discorso di qualità e di contestualizzazione con le peculiarità del territorio. Qualità come punto di riferimento per attrarre personalità dall’estero e assegnare all’Università un ruolo che non sia di semplice presenza”. Che tradotto vuol dire dotarsi anche di un Piano di città archeologica tanto per la città vecchia che per il Borgo umbertino.