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oggi c’è vento, chiudiamo le finestre – resoconto

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Diminuiscono le emissioni di Pm10 ma sono più tossiche
Liviano: “Basta con le polemiche e facciamo fronte comune”

“Non tutti i Pm10 sono uguali” per cui si rende necessario, “e l’Asl di Taranto si sta attrezzando per farlo”, approntare “uno studio sulla tossicità del particolato”. Roberto Giua, dirigente Arpa di Taranto, non si nasconde dietro un dito perché se è  vero che in riva allo Jonio le emissioni di Pm10 sono diminuite è altrettanto vero che sono più tossiche di quelle che si registrano in altre città italiane.
Insomma, che la situazione ambientale a Taranto fosse da allarme… rossissimo lo si sapeva ma a certificare ancora di più la sua drammaticità è stato il dibattito organizzato dall’associazione “Le città che vogliamo” (il tema era “Oggi c’è vento, chiudete le finestre”) che lunedì sera ha messo insieme istituzioni (Regione Puglia rappresentata dai tecnici dell’assessorato all’Ecologia, Paolo Garofoli e Francesco Corvace), vertici della Asl (il direttore generale Stefano Rossi e i dottori Michele Conversano, Sante Minerba e Antonella Minchuzzi) e di Arpa (Roberto Giua e Maria Spartera), e associazionismo (Alessandro Marescotti e Fulvia Gravame per PeaceLink; Leo Corvace di Legambiente; Cataldo Ranieri del comitato Lavoratori e cittadini liberi e pensanti).
“Non facciamo il tifo né per una tesi né per un’altra”, ha subito messo in chiaro il consigliere regionale Gianni Liviano, che ha fatto da padrone di casa. “Vogliamo, però, – ha aggiunto – vederci chiaro perché il tema è importante e tocca e scuote le coscienze di tutti noi. Vogliamo capire se la notizia delle finestre da chiudere in determinate fasce orarie della giornata è davvero allarmante o se, invece, si tratta di una lettura portata alle estreme conseguenze da chi non ha colto la realtà dei dati. Resta il fatto – ha poi concluso Liviano – che sicuramente è arrivato il momento di mettere da parte le polemiche e di unire gli sforzi per costruire un futuro diverso”.12388284_901639473255795_1374074139_n
Intanto la realtà è ancorata ai dati impietosi snocciolate da Alessandro Marescotti. Il presidente di PeaceLink ha denunciato come nella giornata di domenica 13 “fra le 7.30 e le 8 abbiamo registrato valori di Ipa  (idrocarburi policiclici aromatici, ndr) cancerogeni che hanno oscillato intorno ai 200 nanogrammi a metro cubo. Dopo le 8 – ha aggiunto – sono stati registrati picchi di 450 nanogrammi a metro cubo”. E questo, ha fatto ancora presente l’ambientalista, in una situazione in cui l’Ilva ha diminuito la produzione e mentre solo due cokerie su sei sono funzionanti. “In quel lasso di tempo – ha sottolineato con veemenza Marescotti – è come se i nostri bambini, e noi con loro, avessero fumato dieci sigarette. Lo studio Sentieri su Taranto certifica che i risultati sulla mortalità evidenziano un aumento dello 0,69% del rischio di mortalità totale per incrementi di 10 microgrammi/mi di Pm10, effetto superiore a quello riscontrato nelle principali analisi pubblicate in Europa  (0,33%), nel Nord America (0,29%) e nei precedenti studi italiani (Misa 0,31%)”. In buona sostanza, ha poi concluso Marescotti che ha anche attaccato il sindaco di Taranto per il suo immobilismo, ogni incremento di 10 microgrammi a metro cubo di polveri sottili “a Taranto provoca più del doppio dei morti che provoca in Europa, nel Nord America e nelle altre città italiane“.
Report, quello dello studio Sentieri, che ha preso le mosse “dalle ricerche portate avanti dalla Asl di Taranto che hanno confermato le criticità di evidente matrice industriale”, ha subito precisato il dott. Minerba dell’area epidemiologica, aggiungendo come la Asl non se ne sia stata con le mani in mano dal momento “che sin dal 1992, dallo studio dei dati epidemiologici, ci siamo accorti che qualcosa cominciava a non quadrare più”. Non solo, perché come ha fatto presente la dott.ssa Minchuzzi responsabile del Registro tumori, “stiamo continuando ad aggiornare i dati che sono presenti anche nel database dei tumori nazionali mentre è in fase di realizzazione il Registro endometriosi”.12367090_901638276589248_307323639_n
Insomma, alla Asl rivendicano che “l’attenzione è alta” ma che, come hanno ribadito sia Michele Conversano, responsabile del Dipartimento di prevenzione della Asl, che Roberto Giua di Arpa Puglia, la situazione ambientale a Taranto “dal 2010 ad oggi è migliorata. Nel 2015 a Taranto ci sono stati 12 superamenti (a fronte dei 35 annui consentiti) del limite di legge previsto per le polveri sottili che è di 50 nanogrammi per metro cubo di aria. Il valore, però, – hanno precisato sia Conversano che Giua – non cautela la salute”. Tanto è vero che l’Asl “ha considerato un limite più basso, 25 nanogrammi”, per il rione Tamburi, area particolarmente esposta a fumi e polveri. “È bastato – hanno aggiunto Giua e Conversano – che le chiavi dello stabilimento fossero affidate ai custodi giudiziari perché la presenza di inquinanti nell’aria diminuisce sensibilmente”. E tutto questo, ha poi concluso Conversano, semplicemente grazie all’applicazione da parte dei custodi giudiziari “del principio di precauzionale. Stiamo, comunque, approntando uno studio sulle cellule alveolari per capire cosa c’è di preciso nel benzo(a)pirene che si deposita mela nostro organismo”. In tutta questa vicenda, ha poi chiosato il direttore generale Rossi, la Asl “si sta comportando come il buon padre di famiglia” mentre la Regione Puglia, hanno detto Garofoli e Corvace, è pronta a recepire nel suo Piano della qualità dell’aria “i nuovi monitoraggi, in continua evoluzione, in modo da contemperare le misure cautelative con quelle obbligatorie”
E, se Corvace di Legambiente da un lato ha denunciato la “preoccupante situazione in cui operano gli operai all’interno della fabbrica (lo sforamento di 50 microgrammi per metro cubo nel 2014 è avvenuto 282 volte e nel quartiere Tamburi solo 7 volte e nel 2015 241 fino a settembre e 17 volte ai Tamburi)”, Ranieri dei Liberi e pensanti dall’altro ha ribadito che “il futuro di Taranto non può essere più l’acciaio” perché a dirlo, ha aggiunto, “è il mercato italiano. C’è bisogno di bonificare al più presto”. Già, le bonifiche. “Nel 2013 – ha poi concluso Ranieri – sono stati stanziati 8 milioni di euro per bonificare le scuole del rione Tamburi. Quei soldi, ci chiediamo dove siano finiti, non sono mai stati utilizzati. Intanto i nostri figli sono ancora costretti ad andare in ambienti non salubri per la loro salute”.

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