#bellezzaefelicità

Per me la Politica è sempre una grande passione, uno strumento nobile per costruire il bene comune. PER UNA POLITICA DELL'ATTENZIONE, DELLA COSTRUZIONE. DELL'ONESTA', DEL SERVIZIO.

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Sessantaquattro bovini “eliminati” perché contaminati da diossina, un sistema produttivo, quello della masseria Chiarelli, a Massafra, distrutto e, con esso, posti di lavoro andati in fumo. Tutto questo accadeva otto mesi fa, a seguito di un monitoraggio routinario dei servizi veterinari della ASL.

 Monitoraggio che rilevava il superamento del tenore massimo “Somma di diossine e Pcb diossina simili” per un campione del latte bovino prelevato nel mese di aprile 2013 presso l’allevamento dell’azienda Chiarelli. Le successive analisi di conferma su ulteriori campioni di latte di massa, nel mese di ottobre, hanno evidenziato un esito ancor più sfavorevole. «Da allora – sottolinea con forza Gianni Liviano, capolista alle Regionali del 31 maggio nella lista Emiliano sindaco di Puglia – nulla è dato sapere sulla effettiva provenienza della diossina che ha impregnato i terreni limitrofi sia all’Ilva che all'inceneritore di Massafra».

Era febbraio 2012, infatti, quando l’Appia Energy formulava al settore Ecologia della Provincia di Taranto «un’istanza di procedura coordinata di valutazione di impatto ambientale e autorizzazione ambientale per la seconda linea della centrale termoelettrica/inceneritore di Massafra».

Da allora è stato un susseguirsi di autorizzazioni rilasciate con parere favorevole cui facevano seguiti bruschi stop, «come quello dell’assessore provinciale Mancarelli il quale rilevava una carenza nella procedura autorizzativa. In particolare  – aggiunge Liviano -l’assessore Mancarelli faceva riferimento al parere del servizio Assetto del territorio e Servizio urbanistica della Regione Puglia che affermava come l’opera da realizzare fosse contrastante con le norme tecniche del Putt».
Da qui la decisione della Provincia di Taranto di non rendere operativa la decisione  dirigenziale che autorizzava il nuovo impianto.

Nel frattempo, Appia Energy, «anziché chiedere la deroga al Putt», decide di fare ricorso al Tar che lo accoglie e annulla sia «la determinazione del dirigente del 9° settore Ecologia e Ambiente sia il parere della Regione Puglia in quanto ritenuto illegittima la richiesta della stessa Regione all’azienda di perfezionare il procedimento acquisendo l’attestazione di compatibilità paesaggistica».

Non solo, ricorda ancora Liviano,  la stessa compagine societaria ha presentato altri due progetti nello stesso Comune e nella stessa zona (un trattamento fanghi da 160.000 mc/anno e un terzo inceneritore da 80.000 t/a) «senza che l'Amministrazione abbia dato le informazioni necessarie ed obbligatorie per legge alla cittadinanza. Tutto questo nonostante negli anni la Regione Puglia abbia emanato ordinanze, regolamenti nonché  una legge regionale (n° 21 del 24 luglio 2012) con norme a tutela della salute, dell’ambiente e del territorio sulle emissioni industriali inquinanti per le aree pugliesi già dichiarate ad elevato rischio ambientale».
Per non parlare poi del fatto che il territorio di Massafra, negli allegati alle linee guida per l’attuazione della legge n°21, è inserito «tra le aree a elevato rischio di crisi ambientale e confina con le aree dichiarate Sin, ovvero siti di interesse nazionale, per i quali dovrebbero essere in atto progetti di bonifica».

Morale della storia? Sia la Provincia di Taranto che la Regione Puglia hanno depositato propri ricorsi al Consiglio di Stato «che, dopo un rinvio  non ha ancora fissato la data per la nuova udienza».
 

Insomma, una vicenda emblematica che la dice lunga «su come sia difficile e complicata la gestione dei rifiuti», commenta Gianni Liviano, «anche perché troppo spesso ci si trova davanti a interessi inconfessati. Una vicenda che, a mio avviso, va conclusa in fretta perché la tutela della salute dei cittadini non può aspettare i tempi biblici della magistratura né può restare appesa ai tanti cavilli interpretativi cui si prestano i regolamenti provinciali e regionali. Credo – aggiunge Liviano – che il sindaco di Massafra non possa essere considerato esente da responsabilità perchè, da quanto mi risulta, non avrebbe mai preso alcuna iniziativa per informare tempestivamente la cittadinanza sul progetto mentre il diritto all’informazione e al coinvolgimento nei processi decisionali costituisce la base per una democrazia partecipata soprattutto su problematiche che possono interessare la salute delle persone e l’ambiente in cui abitano. Certo è – conclude Liviano – che il nuovo Consiglio regionale dovrà intervenire, magari continuando a legiferare, su una questione, quello del ciclo e la gestione dei rifiuti, che non può essere lasciata alla mera iniziativa imprenditoriale».

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